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La Russia all'ombra delle due Torri di Bologna 03.03.2017 02:00

      Da Rublev a Lomonosov, alla scoperta delle tracce russe della città che diede i natali ad Aristotele Fioravanti, il bolognese che realizzò la cattedrale più importante della Federazione.

La Russia all'ombra delle due Torri di Bologna
Lo storico russo Mikhail Talalay in centro a Bologna
 
 
 
    Se si chiudono gli occhi in Piazza Maggiore, si può quasi sentire lo scorrere delle acque del fiume Moscova. Le merlature di Palazzo Re Enzo sembrano nascondere sotto di sé le mura di cinta del Cremlino. Mentre i rosoni che ornano il bugnato delle colonne bolognesi richiamano, come un déjà vu, le pareti del Palazzo delle Faccette, sulla piazza delle Cattedrali di Mosca. 
     In fin dei conti è partito tutto da qui, dal salotto buono di Bologna, dove, più di 500 anni fa, Aristotele Fioravanti affilava la sua arte, senza sapere che sarebbe diventato uno degli architetti più famosi di tutta la Russia. Celebre e stimato al punto tale che, dopo aver costruito la cattedrale più importante del Paese e dopo aver progettato il piano del Cremlino di Mosca, non ottenne dallo zar il permesso di andarsene. E si vide costretto a trascorrere l’ultimo periodo della sua vita a Mosca.
    Fu proprio Fioravanti, infatti, a tracciare il primo ponte tra la Russia e Bologna. Un ponte che si può ripercorrere ancora oggi, attraversando le strade ciottolate del capoluogo emiliano. Qui, sotto i portici affollati all’ombra delle due torri, è possibile scovare i legami che ormai da secoli uniscono le due realtà.
Uno di questi è il tenore Nikolaj Ivanov. Nicolino, così come lo chiamavaRossini nelle sue lettere, raccolte e pubblicate nel libro “Nicola Ivanoff, un tenore italiano” (Sandro Teti Editore). La sua voce ha incantato il pubblico del Teatro Comunale di Bologna, dove per svariati anni si è esibito sulle note delle opere che Verdi e Donizetti scrissero appositamente per lui. “A Bologna Ivanov era molto stimato – spiega Talalay -. È morto qui, dopo una lunga querelle con lo zar Nicola I, che voleva il suo ritorno in patria”.
    Ma Ivanov non era l’unico a nutrire un particolare affetto per Bologna. Ne restò stregato anche il pittore russo Karl Brjullov, che cercò anche di comprare una casa, per trasferirvisi definitivamente. Di lui resta un quadro originale, quasi del tutto sconosciuto, esposto nella Galleria Comunale d’Arte. “Praticamente nessuno sa che quest’opera si trova qui”, racconta Talalay a bassa voce, davanti a una tela scura, dove è impresso il volto di un uomo sorridente. Realizzata su commissione, l’opera ritrae lo scultore locale Cincinato Baruzzi, suo grande amico, titolare della cattedra di scultura all’Accademia di Bologna.